Quanto vale il part-time ai fini pensionistici

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Hai un contratto di lavoro di tipo part-time?
Ti sei mai posto la domanda di come viene trattato il part-time ai fini pensionistici?
Molte volte lavorare part-time sottende il rischio di dover lavorare più anni per poter andare in pensione in quanto non sempre un anno di lavoro equivale a un anno di contributi per la pensione. Tale rischio risulta essere maggiore soprattutto per coloro che hanno dei part-time che prevedono poche ore lavorative alla settimana.
All’interno di questo articolo andremo ad approfondire:
- Che cosa sono i contratti di lavoro part-time
- Come viene trattato il contratto di lavoro part-time ai fini pensionistici
Il contratto di part-time
Si dice contratto di lavoro part-time o a tempo parziale un tipo di contratto di lavoro subordinato che si contraddistingue per una contrazione dell’orario di lavoro rispetto a quello ordinario.
Dati questi presupposto il dipendente è impegnato nell’attività operativa per un numero di ore inferiore rispetto a quello che è il tempo pieno previsto dal CCNL applicato. Un contratto di lavoro part-time si caratterizza, quindi, per uno stipendio inferiore rispetto a quello riconosciuto ai dipendenti impiegati full-time.
Dal punto di vista normativo è possibile affermare che esistono due tipologie di contratto part-time, ovvero:
- part-time di tipo verticale
- part-time di tipo orizzontale.
Le differenze tra le due tipologie di lavoro part-time riguardano la distribuzione del monte ore nel corso della settimana.
Nello specifico:
- il contratto di lavoro part-time verticale prevede che la riduzione dell’orario di lavoro avviene su ogni singola giornata lavorativa
- il contratto di lavoro part-time orizzontale prevede che l’attività lavorativa giornaliera viene svolta a tempo pieno ma per un periodo limitato

Contratto part-time e pensione
Tendenzialmente siamo portati a pensare che gli anni di lavoro siano un fattore vincolante per andare in pensione. Non è così dal momento che il requisito essenziale è rappresentato dai contributi previdenziali.
In linea generale è possibile affermare che una settimana di lavoro corrisponde a una settimana contributiva, ma questo non vale nel caso in cui un individuo sia titolare di un contratto di lavoro di tipo part-time.
È, quindi, possibile affermare che chi lavora con contratto part-time, soprattutto se a poche ore, rischia che ai fini della pensione un anno di lavoro valga molto di meno.
Un lavoro di tipo part-time, ai fini pensionistici sottende conseguenze su due fronti:
- La prima riguarda l’importo della pensione futura,
- la seconda è inerente al momento del raggiungimento del diritto alla stessa
A titolo esemplificativo se una persona che ha lavorato per 20 anni con contratto part-time non avrà accesso alla pensione di vecchiaia a 67 anni, anche se questa richiede 20 anni di contributi, poiché il conto contributivo corrispondente è inferiore ai 20 anni (i contributi accreditati nell’Ago non raggiungono i 20 anni richiesti).
Come abbiamo visto sopra esistono due differenti fattispecie di contratto part-time ovvero quello verticale e quello orizzontale.
Dal punto di vista pensionistico non si evidenzia nessuna differenza tra part-time verticale e orizzontale. A chiarirlo è quanto definito dall’articolo 1, comma 350, della legge n. 178 del 30 dicembre 2020, che ha esteso quanto previsto per il part-time orizzontale anche per quello di tipo verticale, stabilendo che “il periodo di durata del contratto di lavoro a tempo parziale, che prevede che la prestazione lavorativa sia concentrata in determinati periodi, è riconosciuto per intero utile ai fini del raggiungimento dei requisiti di anzianità lavorativa per l’accesso al diritto alla pensione”.
Affinché il part-time possa essere riconosciuto per intero per il raggiungimento del diritto alla pensione è necessario aver raggiunto il minimale annuo previsto. La normativa riconosce un accredito pensionistico pieno qualora la retribuzione settimanale percepita sia almeno pari al 40% del trattamento minimo di pensione in vigore all’1 gennaio dell’anno di riferimento.
Nel dettaglio, nel 2022 il trattamento minimo ha un valore di 525,38 euro (circolare Inps n. 15 del 28 gennaio 2022) tale per cui la retribuzione settimanale per l’accredito dei contributi è di 210,15 euro, mentre il limite annuale ammonta a 10.906,27 euro.
Si ricorda che il trattamento minimo non è fisso, ma cambia di anno in anno come conseguenza del processo di rivalutazione delle pensioni. Questo significa che retribuzione minima che permette un pieno riconoscimento del part-time ai fini della pensione è soggetta continuamente a variazione.
Si chiarisce che nel caso in cui la retribuzione percepita risulti essere minore della soglia (trattamento minimo) emerge che il periodo lavorato come part-time non verrà riconosciuto per intero, ma sarà soggetto ad una riduzione proporzionale di quanto versato.
Questo significa che il momento di raggiungimento della pensione non dipende dalle ore previste dal contratto part-time, ma quanto piuttosto dalla retribuzione percepita, che deve raggiungere un determinato importo nel caso in cui si voglia che il periodo di lavoro part-time venga interamente riconosciuto ai fini della pensione.
Ai fini del calcolo delle settimane contributive è necessario risolvere questa proporzione (X indica le settimane contributive equivalenti):
Retribuzione minima settimanale : 52 = Retribuzione settimanale percepita : X
Si evidenzia che il valore della Retribuzione minima settimanale è fisso (210,15 euro) in quanto fissato dalla circolare Inps n. 15 del 28 gennaio 2022.
Si ricorda che esiste anche una ulteriore possibilità di farsi riconoscere a pieno il periodo di lavoro con contratto part-time anche se la retribuzione percepita è inferiore al minimo retributivo. Tra le possibilità vige quella del riscatto degli anni di lavoro part-time, oppure il versamento volontario dei contributi.

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